Ars Imago – Il ritratto dell’arte – 2

Altro post sullo spettacolo “Ars Imago – Il ritratto dell’arte”.
Oggi si parlerà del testo e la sua evoluzione.

Nato come un adattamento de “Il ritratto Ovale” di Edgar Allan Poe il testo si è ampliato trasformando un semplice racconto in una storia nella storia, andando a scavare nel carattere e nella psicologia di ogni personaggio e catapultando il pubblico in un maniero infestato da stati d’animo contrastanti e anime vaganti, il tutto governato da un Destino che tutto sa e tutto sconvolge.

La Trama – Primo Atto

Edric è un giovane pittore apprezzato dalla popolazione e dai critici d’arte.
Il suo comportamento verso il mondo si modifica dopo la morte repentina della moglie, costringendo se stesso ad una vita fatta di dipinti oscuri, eccentrici e una vita mondana ridotta all’osso, dove l’unico contatto reale con la popolazione è una mostra annuale organizzata da lui stesso nel suo maniero.

Durante una di queste mostre, dopo una breve discussione con alcune amiche, che di amiche hanno ben poco, incontra la giovane Katrin, una ragazza che nulla sa del mondo esterno, orfana di madre e con un padre padrone che la tiene stretta a se, ma la ragazza nonostante questi ostacoli esprime la sua meraviglia davanti alle opere del giovane artista e la sua voglia di imparare a dipingere in quel modo.

Edric avendo notato una grande somiglianza con la sua scomparsa moglie, noncurante delle etichette, della sua vedovanza e delle idee del padre della giovane, invita Katrin alle sue sedute pittoriche.

Questo è l’incipit che porterà Katrin a lasciare la sua casa e chiudere i rapporti con un padre poco permissivo, aprendosi al mondo e all’amore verso un pittore che muterà drasticamente comportamento, lasciandola il più delle volte sola, mentre lui continuerà a dipingere, giorno e notte.
Atteggiamento che porterà la ragazza ad odiare il lavoro dell’uomo che ama.

La situazione precipita quando Edric vuole creare uno splendido dipinto che vede come unica modella la sua amata Katrin.

La Trama – Secondo Atto

Una battaglia, un guerriero ferito ed in fuga da una morte certa e da se stesso, affiancato da un fedele scudiero che nulla può fare se non trovare un maniero abbandonato dove trascorrere quelle ore notturne.

La torre dove prendono posto è piccola, con un giaciglio di fortuna creato in un angolo e piena di tele, dipinti, pennelli.

Galvano, il guerriero, con Pedro si sistemano alla meglio, il combattente ha la febbre alta e lo scudiero veglia, fino a crollare.

Durante la notte la torre si anima, il dipinto di una giovane prende magicamente vita, implorando con lo sguardo pietà.
Il guerriero si sveglia, terrorizzato da quella visione ed incredulo delle anime che vagano per quel maniero.

Trova un taccuino dove leggerà ed apprenderà la storia di una giovane così innamorata da accettare qualsiasi compromesso pur di stare vicino al suo amato pittore, innamorato anch’esso, ma solo della sua arte.

La storia narrata su quelle pagine destano la coscienza del combattente e lo porterà a rivedere la sua vita, le sue scelte, i suoi sbagli.

Conclusioni

Uno spettacolo dai caratteri gotici, che prende un racconto sovrannaturale e lo trasforma in una lezione sul comportamento umano, su come questo può modificarsi e portare alla completa distruzione di se stessi o su come si può trovare ugualmente un appiglio per poter ricominciare.

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